La posa nel servizio fotografico di ritratto. Una alleata silenziosa o una nemica temuta?
Posa si o posa no?
La domanda spartiacque alla quale tendiamo a rispondere senza pensarci troppo.
Quando, durante le call conoscitive, pronuncio la parola posa e il mio interlocutore non è avvezzo al mondo fotografico, avverto quasi sempre una piccola tensione. Perchè so che quella parola porta con sé un certo tipo di idee e, soprattutto, di Timori. Ecco perchè cerco sempre in prima battuta di “sminuire” la paura del posare e di tranquillizzare il mio interlocutore.
Perchè questo succede?
Perché la posa, nell’immaginario comune, è associata a concetti ben precisi:
- rigidità
- innaturalità
- immobilità
- falsità
- distanza dal proprio sentire
- freddezza
- rifiuto
Ed è comprensibile.
Quando pensiamo alla posa, spesso visualizziamo corpi irrigiditi, sorrisi forzati, posture che non ci appartengono. Un modo di “stare” che ci allontana da chi siamo davvero nel nostro quotidiano.
Ma la posa nel servizio fotografico di ritratto non è questo.
I limiti della posa: fino a che punto?
La domanda che mi pongo sempre durante un servizio fotografico (sia di Servizio fotografico gravidanza che di Ritrattistica femminile) è: fino a che punto posso chiedere di “posare” a chi ho di fronte? Già perchè esiste un punto di rottura, come in tutte le cose.
Un confine sottile oltre il quale dare indicazioni su come posizionarsi smette di essere uno strumento e diventa un ostacolo.
Chiedere a una persona di posare, quando non si sente a suo agio neanche nello spazio che occupa, è un atto di autosabotaggio.
È il modo più veloce per perdere contatto, fiducia, verità. E, sicuramente, rovinerà l’atmosfera e impedirà di realizzare dei ritratti autentici.
Proviamo a vederla da un altro punto di vista
Ma proprio per questo, spogliamo la parola “posa” da tutto il retaggio che si porta dietro, e vediamola solo e semplicemente così.
La posa è posizionamento.
Ed è qui che di colpo si trasforma e diventa la nostra migliore alleata.
La posa nel servizio fotografico di ritratto:
- aiuta il corpo ad assumere un significato nello spazio
(leggerezza o pesantezza, delicatezza o potenza, è solo frutto delle nostre scelte decidere quale significato dare ai nostri gesti) - accompagna la persona verso una maggiore connessione con sé stessa. Si, perché ognuna ha il proprio modo di essere, muoversi, abitare il corpo, e non esistono pose “universali”, o meglio, ti accorgerai durante lo shooting che ci sono dei movimenti e delle movenze che ti fanno sentire più a tuo agio, mentre ce ne sono altre che non ti appartengono proprio.
- permette di nascondere ciò che non desideriamo mostrare e valorizzare ciò che vogliamo raccontare
Ti sembra poco?
La posa nel servizio fotografico di ritratto è quindi uno degli strumenti a nostra disposizione per costruire il significato dei tuoi ritratti.
La posa nel servizio fotografico di ritratto: un dialogo silenzioso
Nel mio modo di lavorare cerco di non imporre mai una posa o una posizione a chi ho davanti. Anche perchè se non sei a tuo agio lo noto subito!
Il mio compito non è chiederti di “fare qualcosa”, ma ti guido, chiedendoti di fare qualcosa, per aiutarti ad esprimerti liberamente nel contesto (un set fotografico) al quale probabilmente non sei abituata.
Ecco perche per me è importantissimo osservare come ti muovi, come occupi lo spazio.
E solo allora, con delicatezza, ti posso suggerire i piccoli aggiustamenti che ti aiutano a trovare il tuo modo di posare.
Quindi fino a che punto posso chiederti di posare?
Fino al punto in cui tu continui a riconoscerti.
In conclusione
La posa nel servizio fotografico di ritratto non è una maschera.
È una soglia.
Se attraversata con rispetto, permette alla persona di sentirsi vista senza sentirsi esposta.
Ed è proprio lì, in quello spazio intimo e inviolabile, che il ritratto prende forma.



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